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LA CORAZZATA POTËMKIN

 

Amici sportivi, buonasera. Confesso che il film scelto per questa cronaca era stato in realtà destinato alla partita del primo maggio. Poiché quel match non si è disputato e siccome qui si pratica in modo intensivo il riciclaggio (in realtà sono così a corto di idee che non ne trovavo un’altra decente), ecco che questa cronaca è ispirata a “La corazzata Potëmkin”, il capolavoro del cinema muto del grande regista sovietico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn.

Com’è noto la storia inizia in epoca zarista con l’ammutinamento dell’equipaggio della corazzata Potëmkin presso il porto di Odessa. Noi in realtà ci trovavamo ad Este per assistere al match FTGI (Franchigia Territoriale Giovanile Integrata) Rugby Euganei vs Selvazzano Rugby FC, valevole per il campionato U18. Però, a causa di un abuso di vodka di pessima qualità, sugli spalti aveva cominciato a diffondersi l’euforia tipica dei peggiori bar di San Pietroburgo e tutti avevano cominciato a mettere insieme a casaccio le poche parole di russo che conoscevano come nella canzone di Battiato “Prospettiva Nevskij”: da, spasiba, tovarish, ecc.

All’avvio della partita i nostri parevano agli occhi annebbiati dalla vodka i marinai della corazzata Potëmkin, mentre gli euganei sembravano i cosacchi dello zar, per intenderci quelli i cui stivali vengono inquadrati nella celebre sequenza della scalinata. Subito la palla giunge al marinaio Killerovic che evita un placcaggio da parte del barone Sboronoff e ricicla per Pierpavic che schiaccia in meta. Il marinaio Pulcevic non trasforma.

Gli ammutinati hanno una carica rivoluzionaria e quindi si lanciano in avanti con ardore. Il marinaio Pulcevic passa l’ovale a Davidovic che scompiglia le fila nemiche e fa giungere la palla a Nicolavic che schiaccia vicino ai pali (nella cronaca precedente avevo erroneamente attribuito una meta di Nicola a Tumi: mi scuso con gli interessati e con i miei 25 lettori). Il marinaio Pulcevic trasforma.

Lo slancio rivoluzionario non sembra affievolirsi e così i marinai della corazzata ingaggiano una furibonda mischia con i cosacchi a dieci metri dalla loro linea di meta. Apertura veloce e arriva la palla all’estremo inserito Pierpavic che finge di arrestarsi e poi accelera fumandosi il cosacco Andrej Kojmaski, per poi schiacciare in meta. Il marinaio Pulcevic trasforma.

A questo punto l’euforia si diffondeva sugli spalti. Tra quelli più sconvolti dalla vodka si mormorava che in contemporanea si stesse giocando la partita Italia contro All Blacks e che non solo l’Italia stesse battendo gli All Blacks 200 a 0, ma che Parisse avesse fatto una meta correndo su una gamba sola. Purtroppo l’euforia si diffondeva anche in mezzo al campo e il Selvazzano iniziava a giocare con irritante sufficienza. Dopo cinque minuti di questo inescusabile atteggiamento, i marinai venivano puniti dai cosacchi che riuscivano a fare una meta senza poi trasformarla. Arturovic a questo punto si incazzava di brutto e, come il Professor Guidobaldo Maria Riccardelli nel film di Fantozzi, gridava: “Questa partita è una cagata pazzesca”. A questo punto tra gli ubriachi molesti si diffondeva il terrore poiché vi era la concreta possibilità che Arturovic volesse girare la scena della carrozzina che cade lungo la scalinata, mettendo papà Ghira dentro a un carretto per poi buttarlo giù dai gradoni della tribuna. Per fortuna arrivava la fine del primo tempo che si chiudeva sul 19 a 5.

Nonostante il discorso motivazionale, che in russo si dice kazzjatone, di Arturovic e Marcovic, i marinai si ripresentavano all’inizio del secondo tempo molli sui punti di incontro e sopra ogni altra cosa si vedeva che al largo erano costantemente in sovrannumero i cosacchi, segno evidente che i marinai camminavano. Alla fine inevitabilmente i cosacchi riescono ad andare in meta che poi non trasformano.

I marinai si ributtano in avanti e ottengono una touche a 5 metri dalla linea di meta avversaria. Giocano una furba sul capitano Tumivic che passa la palla a Massivic che riesce a resistere all’assalto di 3 cosacchi e a schiacciare in meta. Pulcevic non trasforma.

Da un loro tenuto a 7 metri dalla linea di meta, apriamo velocemente, 3 fasi eseguite con ritmo incalzante e otteniamo un cospicuo sovrannumero al largo e così Pierpavic schiaccia facilmente in meta. Pulcevic non trasforma.

Ci siamo ripresi, anche se non del tutto, infatti i cosacchi ci schiacciano vicino alla nostra linea di meta. I cosacchi scelgono di sfondare con una serie di pick and go, ma i nostri marinai, animati da ardore rivoluzionario, riescono a respingere i tremendi assalti e alla fine riescono a tenere alto il cosacco penetrato in area di meta. Apprezzabile la grinta dimostrata in questo frangente. Il marinaio Davidovic fa una progressione delle sue e riesce a smarcare perfettamente Killerovic che va in meta vicino ai pali. Pulcevic trasforma.

Ci ributtiamo in avanti e otteniamo una mischia davanti ai pali. Apriamo veloce e Pierpavic libera Vincentovic che schiaccia in meta. E’ lo stesso Vincentovic a calciare la trasformazione che ha un andamento stranissimo, infatti la palla avanza al rallentatore e sembra non arrivare mai. Dagli spalti si comincia a soffiare con alito da vodka(in veneto se diria baeon soto graspa) e il pallone viene sospinto oltre i pali.

Calcio di avvio e Davidovic riceve il pallone e inopinatamente calcia una petarda stratosferica. Lo stesso Davidovic si avventa come una furia sul poveretto che aveva raccolto la palla e lo disumana, tanto che dopo il trattamento verrà soprannominato Ciolanka Sbilenka, sugli sviluppi palla a Massivic che resiste ai disperati tentativi dei cosacchi di fermarlo e poi schiaccia in meta. Secondo il giudizio unanime del pubblico la trasformazione di Pulcevic era dentro, ma poiché i guardalinee non avevano voglia di alzare i brassi, non c’è la trasformazione. Peraltro nel dopo partita no i ga alsà i brassi, ma el gumio sì.

La partita si chiude sul 48 a 10. Parziale del secondo tempo 29 a 5 segno che la condizione fisica c’è e che anche i cambi hanno voglia di far bene. Positivo aver ripreso in mano la partita dopo lo sbandamento a cavallo della metà dell’incontro. Male aver mollato presumendo di aver già vinto.

Nel dopo partita brindisi alla russa, ma non trovando un caminetto in cui scagliare i bicchieri, hanno fatto come nell’osteria numero otto in cui la cameriera ga roto el goto e pa paura dea parona ga sconto el goto…

Domenica prossima si chiude il campionato e noi saremo lì per raccontarvelo. Dasvidania!

 

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