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LA GRANDE GUERRA

 

Amici sportivi, buonasera. Seconda partita del girone di ritorno del campionato u18: Rugby Bassano 1976 contro Selvazzano Rugby FC. Le premesse sono quelle di un match tosto e di qualità. All’andata Bassano aveva vinto sul campo all’ultimo minuto, ma poi la vittoria era stata data a tavolino al Selvazzano. Nelle partite successive Bassano ha inanellato un’impressionante serie di vittorie pareggiando col solo Petrarca. In pratica senza la sconfitta a tavolino e la connessa penalizzazione, il Bassano sarebbe in testa alla classifica insieme al Petrarca. Partita difficile, dunque, anche per la comprensibile voglia di rivincita da parte dei vicentini. I nostri baldi giovani viceversa vogliono dimostrare che la vittoria l’avrebbero ben meritata sul campo e inoltre vogliono riprendersi prontamente dalla sconfitta subita dal Valsu.

Bassano, la città degli alpini con il celebre ponte. Quanti ricordi… Sul Ponte di Bassaaaanooooo lo prendere.., no scusate, mi sono sbagliato. Com’era? Ah sì, noi ci darem la maaaaanoooo. Proprio così, percorrendo la statale della Valsugana per raggiungere l’impianto sportivo, viene spontaneo di cominciare a intonare le cante degli alpini. Peraltro, il grande Gino Bramieri per primo aveva evidenziato la grande allegria presente nei canti di montagna. Partiamo dal più noto, Quel mazzolin di fiori: “Fa pianger e sospirare / sul letto dei lamenti”. Sì, dai è un caso. Proviamo con il bellissimo Valsugana: “La mama la sta ben / ma ’l papà l’è ammalato”. In macchina comincia a diffondersi la depressione. Tentiamo con la struggente Il testamento del capitano: “Il quarto pezzo alla mia bella / che si ricordi del suo primo amor”. Bene, quale pezzo del suo corpo il capitano intendeva far recapitare alla sua bella? Non lo sappiamo e nemmeno sappiamo se la sua bella a sua volta fosse una donatrice di organo, ma passiamo al commovente Signore delle cime: “Un nostro amico hai chiesto alla montagna”. Superata la tentazione di tagliarsi le vene per il lungo con una lametta arrugginita, passiamo a Tapum che subito ci riporta alla mente l’immortale capolavoro di Monicelli: “La grande guerra”, film che era scandito dai versi della canzone.

Con la testa pien de peoci / senza rancio da consumà / Tapum, tapum ...

In una bella giornata di sole, i capitani Bergamasco e Pierangelo esortano i prodi alpini a coprirsi di onore. E infatti le penne nere partono bene e si spingono fino a cinque metri dalla trincea austriaca, ma due errori di trasmissione vanificano il bel lavoro svolto. Gli asburgici ripartono e, causa due placcaggi tentati dai nostri al busto anziché alla gambe, lo Sturmkakkientruppengrenadier viola la nostra trincea proprio in mezzo ai pali. Il conseguente colpo di obice va ovviamente a bersaglio e così ci troviamo subito sotto di 7 punti. I prodi alpini vanno a metà campo, calcio di avvio, uno Skassentruppenfolpen prende l’ovale e va all’attacco e i nostri di nuovo tentano di placcarlo al busto. Inevitabile la meta in mezzo ai pali e così pure la trasformazione. Sugli spalti comincia la distribuzione di tubetti di preparazione H al fine di ridurre l’epidemia di bruciori anali che si sta diffondendo. Gli alpini hanno il merito di non mollare. Azione che si sviluppa molto bene almeno su sette fasi, arriviamo con un assalto alla baionetta a pochi metri dalla trincea avversaria, ma di nuovo delle imprecisioni nei passaggi rendono vani gli sforzi compiuti.

Quando noi siam scesi al piano / battaglione non ha più soldà / Tapum, tapum...

I bassanesi commettono diversi in avanti e infatti la loro trasmissione non è impeccabile. Prova ne sia che raramente il pallone giunge alle loro ali, mentre preferiscono rientrare con la mischia che vede la presenza di giocatori molto forti fisicamente, i quali riescono a metterci in difficoltà con le loro percussioni. In particolare gli alpini continuano a tentare di placcare al tronco, ma difficilmente le braccia riescono a fermare dei vitellen così forti. In particolare uno Stangonentruppensbarken piglia la palla e si infila in mezzo al nostro battaglione raggiungendo ancora una volta la nostra trincea, sempre in mezzo ai pali. Ma incredibilmente il successivo colpo di mortaio va fuori bersaglio. Porca e poi troia, esclama il capitano che cerca di svegliare le truppe alpine. Proprio in chiusura di tempo le penne nere si gettano in avanti anche grazie a un fortunato rimpallo. Il sergente Marcellan è lesto a recuperare l’ovale e, sfuggendo a un paio di placcaggi, va a schiacciare in mezzo ai pali. Il caporale Raccanello non sbaglia il conseguente colpo di obice e così si va al riposo sul 19 a 7 per gli austriaci. Dagli spalti lo sguardo corre sulle cime imbiancate del massiccio del Grappa. I capitani Bergamasco e Pierangelo fanno distribuire la razione di cordiale durante l’intervallo, prima di mandare all’assalto gli arditi.

Dietro il ponte c'è un cimitero / cimitero di noi soldà / Tapum, tapum ...

Si riparte ma la musica sembra sempre la stessa. Dagli sviluppi di una touche un Grappentruppenciukken rientra in mezzo al traffico e, complici i nostri mancati placcaggi, arriva nella nostra desolata trincea. Errore nel tentativo di trasformazione. Ma purtroppo non finisce qui perché dopo un calcio i nostri non si riposizionano lungo la linea di difesa e così veniamo di nuovo perforati da uno Schnapstrinkentruppen. Ancora un errore dei loro cecchini.

Cimitero di noi soldati / forse un giorno ti vengo a trovà / Tapum, tapum ...

Ormai è un po’ una Caporetto e così subiamo un’altra meta in mezzo ai pali da uno Skassaminkientruppen con annessa e connessa trasformazione. Le truppe alpine sono ormai allo sbando e i capitani accarezzano l’idea della decimazione, ma per fortuna si astengono. Le truppe austriache sono rincuorate e ora aprono bene, così uno Pestakakkentruppen saccagna la nostra trincea. La fortuna aiuta gli audaci, ma alle volte anche chi è pieno di culo perché nella trasformazione la palla batte sulla traversa e poi passa lo stesso. Notoriamente gli alpini hanno un rapporto intenso con il Creatore e in questo caso molti rivolgono sguardi al cielo. Proprio allo scadere riusciamo ad aprire velocemente e così la palla giunge al soldato Roncarati che viola la trincea bassanese. Il tiratore scelto Raccanello non centra la trasformazione e la partita si chiude sul 43 a 12. Come l’esercito italiano seppe risorgere sul Piave, così i nostri nella prossima partita sapranno riscattarsi e noi saremo lì per raccontarvelo.

 

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